sabato 18 luglio 2015

C'é bisogno di sapere

E si era ritrovata così a parlare con se stessa invece che con lui, il quale sebbene assente, era sempre pronto a saltar fuori dal telefono o dall'etere con un sorriso.
Invece,  ora, parlava da sola era lei  la sua interlocutrice  più presente, più disponibile, certamente più distratta e probabilmente con una sola prospettiva.
Era cominciato tutto per caso, come un gioco da inventare senza intenzione, come accadono le scoperte più brillanti  da un baco improvviso,  da un inciampo, persino da un errore. Così era cominciato quell'intreccio di menti, quel sfiorare di cuori, quella strana sintonia che non poteva essere tradotta né in parole né in gesti, doveva solo essere vissuta fino in fondo e intensamente.
Aveva cominciato così a guardare ancora a sé come una nuova possibilità aveva immaginato ciò che prima non avrebbe neanche osato pensare e poi lo aveva proprio tirato fuori a forza dal suo sogno.  Aveva ricominciato a vivere mentre tutto intorno cadeva a pezzi,  tutto sembrava reduce da un bombardamento tanto che la sua frase sullo specchio era di nuovo cambiata, al vecchio adagio se vuoi puoi, chi vuole una cosa trova una strada gli.altri una scusa ( del resto i bagni in casa erano erano due  e lei detestava la monotonia) la nuova scritta era l'uomo si adatta a tutto, è persino sopravvissuto ad Auschwitz.
Il dolore della disfatta, delle violenze, della lacerazione provocate nella sua famiglia dalla depressione non lasciavano scampo , sembravano strangolare e inghiottire ogni luce.
Ma, era la storia della sua vita, la Vita non l'aveva mai mollata. I momenti proprio neri, l'abbandono, la.morte, la malattia l'avevano  sempre vista aggrapparsi  disperatamente e sempre invece di affondare aveva trovato modo di riaffiorare e poi di costruire qualcosa di impensato.
Il dolore non si cancella, si accumula, si trasforma,  si devolve ma scava solchi profondi che,  per quando adorni di fiori non potranno essere colmati.
E così,  anche questa volta la vita la aveva offerto una strada che comportava coraggio, dedizione, impegno e gioia.
Ma si sa alla felicità bisogna saper rispondere, prima la si deve riconoscere e poi accogliere.
E lei era strafelice, come una ragazzina alla prima scoperta, eppure si portava dietro il.suo bagaglio senza sosta, senza sconti.
Era andata così,  si era ritrovata a parlare con se stessa invece che con lui, a spiegarsi come avrebbe dovuto cambiare ancora strada, come avrebbe potuto sopportare ancora  altro dolore. Lo spiegava a se stessa perché lui lo aveva già capito da solo, era già lontano, aveva già fatto le sue scelte e mai aveva avuto intenzione di coinvolgerla. Aveva una vita e, per quel che le era dato di sapere, aveva lottato per ottenerla duramente e fino in fondo.
Le restava, dunque, di spiegarsi con calma, quante  volte abbastanza, con gentilezza che la strada sarebbe di nuovo cambiata, che quello che aveva appreso da quel pezzetto  di vita sarebbe stato suo e molto prezioso,  come un talismano, che avrebbe potuto tornare a quei ricordi fin che le fosse  stato necessario e sufficiente a ritrovare la.forza per camminare da sola.

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