Presa dal sacro furore del riordino, mi capita di eliminare tutto ciò che ritengo superfluo, inutile, da riciclare, da ridestinare, da reinventare.
C'è, però, un angolo buio che mi turba ogni volta, il posto vuoto delle ciabatte.
Sono con te nei momenti più intimi, corrono per casa, sostano per ore davanti al ferro da stiro e all'acquaio, ricevono in testa, qualche volta, una foglia d'insalata, un pezzetto di carota, un goccio di latte. Si sono abituate a saltellare, una alla volta, accompagnate da risate cristalline, a trasformarsi in gatto, leone, armadillo per rendere una medicina meno amara, hanno imparato a stare a testa in giù per segnare il ritmo, a battere forte a tempo di marcia, a sussurrare una storia con le dita dei piedi.
sanno aspettare per ore e anche più, il tuo ritorno; sanno strappati un sorriso nascondendosi sotto il letto, nel centro, proprio in quel punto troppo lontano dal braccio così da costringerti a trasformarsi in una pelle d'orso e a scoprire un luogo misterioso abitato da oggetti smarriti.
E così ogni volta il posto vuoto delle ciabatte mi provoca un tuffo al cuore, non puoi sbarazzartene con noncuranza, ci vuole almeno un saluto speciale.
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