Nella nostra vita spesso ci troviamo di fronte al dilemma del prigioniero.
Spesso le nostre scelte mirano non al meglio ma al meno peggio
Dunque il modo di ottenere il meglio esiste e non dipende da ciò che la vita ci offre, ma dalla nostra capacità di cooperare, di arrivare ad una conoscenza comune, ad una scelta condivisa, dove l'altro non è il nemico ma un alleato.
Aprirci all'altro significa anche dargli la possibilità di ferirci, conoscendo i nostri punti deboli e i nostri desideri ma del resto che alternativa abbiamo?
O ci accontentiamo o corriamo il rischio.
E poi, che male è quello procurato da chi si fa beffe di un cuore sincero e puro?
Per dirla con Platone, se un asino mi da un calcio, posso citarlo in giudizio, ma che ne avrei dall'aver portato un asino in giudizio?
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