domenica 4 gennaio 2015

Il viaggio: un gioco

E così Giulia adorava viaggiare, forse perché il suo primo viaggio lungo l'aveva compiuto a soli tre giorni dalla nascita, un giorno di primavera quando le rose cominciavano a sbocciare.
Di quel primo viaggio, così come di quelli successivi, per un po' non ricordava nulla se non la familiarità con il bip, la sbarra e il sottofondo ronfante e soddisfatto del motore.
Un po' alla volta Giulia scoprì che c'erano viaggi che la portavano la' dove il sole si nascondeva dietro il cielo rosso per andare a nanna e viaggi che andavano dall'altra parte la dove il sole restava a mano arco nel cielo per tanto tempo.
La piccola giraffa, profumata di lavanda, imparò così l'alternarsi delle stagioni, gli stessi percorsi a volte erano grigi, piovosi, a volte avvolti in una spessa coltre di cotone che non lasciava intravedere nulla e si andava  a memoria. C'erano giorni, i più numerosi in verità, nei quali il cielo era tranquillo, a tratti grigio, azzurro, le nuvole si rincorrevano e raccontavano magiche storie assumendo improvvisamente le forme più strane. Era capitato, con l'andare del tempo, che il.viaggio fosse accompagnato da un soffice mantello e che i fiocchi cadendo scandissero una melodia sottile sul vetro e il tergicristalli sembrasse un metronomo acceso.
In qualsiasi direzione viaggiase Giulia sapeva che sarebbe tornata più ricca, più competente, più felice, non solo per la meta del viaggio che naturalmente la portava nei suoi luoghi preferiti, ossia dove si faceva musica, ma sopratutto per il viaggio: un luogo di apprendimento informale, quotidiano e unico:  tutto da inventare poiché imprescindibile.
Se non si può cambiare tanto vale renderlo indimenticabile e magico. Un motto col quale Giulia presto cominciò a familiarizzare.

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